protesi ortopedica

Protesi d’anca mal posizionata: risarciti oltre 82.000 euro

Errore nell’intervento di protesi d’anca: accertata la responsabilità sanitaria

Una sentenza in materia di responsabilità medica in chirurgia ortopedica ha riconosciuto il diritto al risarcimento di un paziente che aveva riportato danni permanenti a seguito dell’errato posizionamento di una protesi d’anca.

La vicenda è particolarmente significativa perché dimostra come, nei casi di malposizionamento di una protesi d’anca, non sia sufficiente considerare l’evento come una generica complicanza chirurgica: occorre verificare concretamente se siano state adottate tutte le cautele necessarie per il corretto posizionamento dell’impianto.

Il caso: l’intervento di artroprotesi d’anca

Il paziente, affetto da necrosi asettica della testa del femore, veniva ricoverato presso una struttura sanitaria privata e sottoposto a un intervento di artroprotesi dell’anca sinistra.

A breve distanza dall’operazione si verificava un episodio di lussazione della protesi, trattato mediante riduzione incruenta.

Negli anni successivi il paziente continuava tuttavia a presentare problematiche e una condizione infiammatoria, sottoponendosi a numerosi accertamenti e trattamenti farmacologici.

Soltanto diversi anni dopo l’intervento, a seguito di un’ulteriore valutazione specialistica, gli veniva comunicato il malposizionamento degli elementi protesici e la necessità di sottoporsi a un nuovo intervento per la revisione e sostituzione della protesi.

La protesi d’anca era stata posizionata in modo errato

Il punto centrale della controversia ha riguardato proprio la corretta esecuzione dell’intervento.

Le risultanze della consulenza tecnica hanno evidenziato errori nel posizionamento della protesi articolare dell’anca sinistra e l’omissione di manovre intraoperatorie finalizzate a prevenire l’errato posizionamento del cotile protesico.

Secondo quanto accertato nel giudizio, inoltre, dalla descrizione dell’intervento non risultavano complicanze impreviste che potessero giustificare quanto accaduto.

Il Tribunale ha quindi escluso che si trattasse di un intervento caratterizzato da problemi tecnici di particolare difficoltà e ha accertato la responsabilità civile solidale del medico e della struttura sanitaria.

La lussazione precoce come conseguenza del malposizionamento

Particolarmente importante è quanto emerso in relazione alla lussazione verificatasi poco tempo dopo l’intervento.

Nel corso del giudizio era stato sostenuto che il malposizionamento e la precoce usura della protesi potessero essere attribuiti proprio all’episodio di lussazione.

La ricostruzione non è stata condivisa dal Tribunale.

Secondo la CTU, infatti, la lussazione precoce e i successivi fenomeni di usura costituivano, al contrario, elementi indicativi dell’originario malposizionamento dell’impianto.

L’errore aveva determinato prima la lussazione e successivamente la necessità di procedere al rifacimento della protesi dopo appena cinque anni, con fenomeni di usura ossea e l’insorgenza di un processo infiammatorio periprotesico.

Il secondo intervento per sostituire la protesi

A causa delle problematiche determinate dal primo impianto, il paziente dovette quindi affrontare un ulteriore intervento chirurgico di revisione totale della protesi d’anca.

Questa circostanza assume particolare rilievo nella quantificazione del danno.

Il danno risarcibile, infatti, non coincide necessariamente con l’intera invalidità presentata dal paziente dopo l’intervento.

Nel caso esaminato, l’operazione di protesizzazione era comunque necessaria a causa della patologia originaria. Il giudice ha quindi dovuto distinguere le conseguenze che sarebbero derivate anche da un intervento correttamente eseguito dal danno aggiuntivo provocato dall’errore sanitario.

È il cosiddetto danno iatrogeno differenziale.

Danno permanente del 23% e danno iatrogeno dell’8%

La consulenza tecnica ha individuato un danno permanente complessivo del 23%, riferito agli esiti estetici, anatomici e funzionali.

Di questo, però, il danno iatrogeno permanente effettivamente riconducibile alla condotta sanitaria è stato quantificato nell’8%.

La distinzione è fondamentale.

La CTU ha infatti considerato che, anche se l’intervento fosse stato eseguito correttamente, al paziente sarebbe comunque residuata una quota di invalidità conseguente alla necessaria protesizzazione dell’anca.

Sono stati invece ricondotti all’errore medico gli ulteriori deficit derivanti dalla riprotesizzazione, il pregiudizio estetico, la maggiore usura ossea e le ulteriori conseguenze anatomiche e funzionali provocate dalla vicenda chirurgica. La valutazione complessiva del danno iatrogeno risarcibile è stata quindi fissata nell’8%.

Anche il danno temporaneo è stato risarcito

Il Tribunale ha riconosciuto anche i periodi di invalidità temporanea conseguenti alla vicenda sanitaria.

In particolare, la CTU aveva individuato:

  • 19 giorni di inabilità temporanea totale;
  • 20 giorni di invalidità temporanea al 75%;
  • 20 giorni al 50%;
  • un periodo di invalidità temporanea al 10% protratto per due anni.

La componente relativa all’invalidità temporanea è stata quantificata complessivamente in €6.463,08.

Per il danno permanente, applicando le Tabelle di Milano e sottraendo dalla menomazione complessiva del 23% la quota del 15% che sarebbe comunque residuata in caso di cure diligenti, il Tribunale ha determinato una somma di €50.537.

La liquidazione del danno non patrimoniale ha tenuto conto anche della componente relativa alla sofferenza soggettiva e al danno morale.

Rimborsate anche le spese sostenute dal paziente

Oltre al danno alla persona, la sentenza ha riconosciuto un significativo danno patrimoniale.

Il paziente aveva infatti sostenuto ulteriori costi proprio a causa delle conseguenze dell’errore sanitario.

Sulla base della documentazione prodotta, il Tribunale ha riconosciuto €25.640,96 per spese mediche, comprendenti:

  • €7.021,98 per l’acquisto della protesi d’anca;
  • €5.891,17 per rette di degenza;
  • €12.727,81 per costi degli operatori sanitari.

Il risarcimento complessivo: €82.641,04

La sentenza ha quindi condannato solidalmente i responsabili al pagamento di:

€57.000,08 per il danno non patrimoniale;

€25.640,96 per il danno patrimoniale.

Totale: €82.641,04

Al risarcimento si aggiungono interessi e rivalutazione, secondo i criteri indicati nella sentenza.

Sono state inoltre poste a carico dei convenuti le spese del precedente procedimento di accertamento tecnico preventivo e le spese legali del giudizio.

Protesi d’anca mal posizionata: quando c’è responsabilità medica?

Una lussazione, un’infiammazione o la necessità di sostituire una protesi non dimostrano automaticamente l’esistenza di un errore medico.

Per accertare una possibile responsabilità per intervento di protesi d’anca, è necessario esaminare la documentazione sanitaria, le immagini radiologiche, il verbale operatorio e l’evoluzione clinica successiva all’intervento.

Occorre in particolare verificare se la protesi sia stata correttamente posizionata, se siano state adottate le necessarie cautele intraoperatorie e se eventuali complicanze possano essere ricondotte all’esecuzione dell’intervento.

Nel caso esaminato, proprio la consulenza tecnica ha consentito di collegare la lussazione precoce, l’usura e la successiva necessità di sostituire la protesi all’originario errore di posizionamento dell’impianto.

L’assistenza dello Studio Legale Leanza

Lo Studio Legale Leanza presta assistenza nei giudizi in materia di responsabilità medica e sanitaria, affiancando pazienti e familiari nella valutazione e nella richiesta di risarcimento dei danni derivanti da errori chirurgici, errato posizionamento di protesi, complicanze post-operatorie ed errori nell’assistenza sanitaria.

Ogni caso viene esaminato a partire dalla documentazione clinica e dagli esami diagnostici, con il supporto, quando necessario, di medici specialisti e consulenti medico-legali, al fine di verificare la sussistenza di profili di responsabilità, il nesso causale e l’entità del danno risarcibile.

Lo Studio cura tutte le fasi della pratica, dalla valutazione preliminare del caso e dall’acquisizione della documentazione sanitaria fino alla richiesta risarcitoria, al procedimento di consulenza tecnica preventiva e all’eventuale azione giudiziaria per il risarcimento del danno da colpa medica.

Hai riportato conseguenze dopo un intervento di protesi d’anca e ritieni che possano dipendere da un errore medico? Contatta lo Studio Legale Leanza per sottoporre il caso a una valutazione.

Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative. Ogni caso di responsabilità sanitaria deve essere valutato individualmente sulla base della documentazione clinica e delle specifiche circostanze.

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