risarcimento neonato

Ritardo taglio cesareo: risarcimento per decesso di neonato

Una recente pronuncia del Tribunale di Napoli affronta un caso particolarmente delicato di responsabilità medica durante il parto, conclusosi con il decesso di una neonata a pochi giorni dalla nascita.

Il giudizio, patrocinato dal nostro Studio Legale ha portato all’accertamento della responsabilità della struttura sanitaria e al riconoscimento, in favore dei familiari, di un risarcimento per la perdita del rapporto parentale.

La vicenda offre l’occasione per comprendere quando un ritardo nell’esecuzione del taglio cesareo d’urgenza possa assumere rilevanza ai fini della responsabilità sanitaria, quale ruolo abbia la consulenza tecnica medico-legale e come venga accertato il nesso causale tra la condotta dei sanitari e il danno.

Il caso: sofferenza fetale e taglio cesareo eseguito in ritardo

La vicenda trae origine dal ricovero di una gestante giunta a termine della gravidanza.

Durante il monitoraggio veniva eseguito il tracciato cardiotocografico, esame fondamentale per controllare la frequenza cardiaca fetale e individuare eventuali segnali di sofferenza del feto.

Nel corso del monitoraggio comparivano alcune decelerazioni. La situazione evolveva fino a rendere necessario un taglio cesareo urgente.

Alla nascita, la neonata si trovava in condizioni cliniche estremamente critiche e necessitava di immediate manovre rianimatorie e del successivo trasferimento in terapia intensiva neonatale. Nonostante le cure, la bambina decedeva dopo circa due settimane.

I familiari agivano quindi in giudizio sostenendo che i sanitari non avessero interpretato e gestito tempestivamente i segnali di sofferenza fetale e che il cesareo fosse stato eseguito con un ritardo determinante rispetto all’esito.

L’importanza del tracciato cardiotocografico

Uno degli aspetti centrali della causa è stato proprio l’esame del tracciato cardiotocografico.

Secondo quanto accertato nel corso della consulenza tecnica d’ufficio, la comparsa di una determinata decelerazione avrebbe dovuto condurre all’indicazione di procedere al parto.

I consulenti hanno ritenuto censurabile il ritardo nelle manovre correttive una volta insorta la sofferenza fetale ipossica.

In particolare, il Tribunale ha recepito le conclusioni della CTU secondo cui il cesareo era stato eseguito con un ritardo di 56 minuti rispetto ai 30 minuti indicati dalla letteratura scientifica.

Si tratta di un passaggio particolarmente significativo: nei giudizi per malasanità durante il parto, infatti, non è sufficiente dimostrare che si sia verificato un esito drammatico. Occorre ricostruire la condotta concretamente tenuta dai sanitari e verificare se una diversa e tempestiva gestione avrebbe, con ragionevole probabilità, evitato il danno.

Il nesso causale: il criterio del “più probabile che non”

Il Tribunale ha ritenuto provato anche il collegamento causale tra il ritardo nell’espletamento del parto e il decesso.

La CTU ha concluso che fosse “più probabile che non” che il ritardato taglio cesareo fosse causalmente connesso all’esito letale.

Questo criterio assume un’importanza fondamentale nelle cause di risarcimento del danno da responsabilità medica.

In sede civile, infatti, il nesso causale non viene accertato secondo il criterio penalistico dell’“oltre ogni ragionevole dubbio”, ma attraverso una valutazione probabilistica: occorre stabilire se, alla luce delle risultanze scientifiche e delle circostanze concrete, sia più probabile che la condotta contestata abbia causato il danno piuttosto che il contrario.

La sindrome da aspirazione di meconio esclude la responsabilità sanitaria?

Nel corso del giudizio era stata prospettata anche una diversa spiegazione dell’esito: la sindrome da aspirazione di meconio.

La questione è stata esaminata dai consulenti tecnici.

Secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale, tuttavia, la presenza di meconio non rappresentava un fenomeno indipendente dalla sofferenza fetale. Al contrario, veniva considerata conseguenza di una condizione di sofferenza determinata dal ridotto apporto di ossigeno, la cui evoluzione avrebbe dovuto essere valutata attraverso il tracciato cardiotocografico.

Il Tribunale ha pertanto ritenuto provato il collegamento tra la condotta colposa dei sanitari e il decesso.

Responsabilità della struttura sanitaria e onere della prova

La sentenza affronta anche un tema centrale nelle controversie di responsabilità sanitaria: la posizione della struttura ospedaliera.

Nel caso esaminato, riferito a fatti verificatisi prima dell’entrata in vigore della legge n. 24/2017 (c.d. legge Gelli-Bianco), il Tribunale ha ricostruito la responsabilità della struttura nell’ambito della responsabilità contrattuale.

La decisione richiama inoltre il principio secondo cui il paziente danneggiato deve dimostrare il rapporto con la struttura e il nesso causale tra la condotta sanitaria e l’aggravamento o l’insorgenza della patologia, allegando uno specifico inadempimento astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato.

Nel caso concreto, la documentazione sanitaria e soprattutto la consulenza tecnica hanno consentito di ricostruire sia il comportamento censurabile sia il collegamento causale con l’evento.

Il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale

Accertata la responsabilità sanitaria, il Tribunale ha esaminato le richieste risarcitorie formulate dai familiari.

La principale voce riconosciuta è stata il danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale.

Per determinarne l’importo, il giudice ha applicato i criteri delle Tabelle del Tribunale di Milano 2024, prendendo in considerazione diversi fattori, tra i quali:

  • l’età della vittima;
  • l’età dei familiari al momento dell’evento;
  • la convivenza;
  • la presenza di altri componenti del nucleo familiare;
  • la qualità e l’intensità della relazione affettiva.

La sentenza sottolinea un principio importante: il danno parentale non può essere considerato automaticamente esistente per il solo fatto della parentela. La sua effettività e consistenza devono essere allegate e provate, anche mediante elementi presuntivi.

Nel caso dei rapporti tra genitori e figli e tra fratelli e sorelle, tuttavia, la particolare intensità del legame familiare consente al giudice di ricorrere anche alle presunzioni fondate sulla comune esperienza, fermo restando l’esame delle circostanze concrete.

Quanto è stato riconosciuto ai familiari?

Nel caso esaminato il Tribunale ha riconosciuto:

  • 289.414 euro a ciascun genitore, a titolo di danno da perdita del rapporto parentale;
  • 83.202 euro a ciascuno dei due fratelli, per la medesima voce di danno;

oltre agli interessi determinati secondo i criteri indicati nella sentenza.

La struttura sanitaria è stata inoltre condannata al pagamento delle spese di lite e, nei rapporti interni tra le parti, delle spese relative alla consulenza tecnica d’ufficio.

Il danno terminale della neonata

Un ulteriore profilo affrontato dalla decisione riguarda il cosiddetto danno morale terminale, richiesto dagli eredi in relazione al periodo trascorso tra la nascita e il decesso.

Questa voce non è stata riconosciuta.

Il Tribunale, richiamando la giurisprudenza della Corte di Cassazione, ha osservato che il danno morale terminale presuppone la consapevolezza dell’approssimarsi della propria morte. Tale consapevolezza non è stata ritenuta configurabile nel caso di una neonata di così tenera età.

È quindi importante distinguere il danno eventualmente maturato direttamente dalla vittima e trasmissibile agli eredi dal danno subito personalmente dai familiari per la perdita del congiunto.

Errore medico durante il parto: quando è possibile chiedere il risarcimento?

I casi di presunta malasanità in gravidanza o durante il parto richiedono una valutazione particolarmente accurata.

Un esito negativo, anche gravissimo, non comporta infatti automaticamente una responsabilità del medico o della struttura sanitaria.

Per verificare l’esistenza dei presupposti di una richiesta risarcitoria occorre normalmente analizzare:

  • la cartella clinica completa;
  • i tracciati cardiotocografici;
  • i tempi delle decisioni e degli interventi;
  • gli esami diagnostici e di laboratorio;
  • le condizioni della madre e del neonato;
  • le linee guida e le conoscenze scientifiche applicabili all’epoca dei fatti;
  • il possibile nesso causale tra eventuali omissioni o ritardi e il danno verificatosi.

Proprio per questo, nelle controversie di responsabilità medica per danni da parto, l’analisi congiunta degli aspetti giuridici e medico-legali riveste un ruolo essenziale.

Risarcimento per errore medico durante il parto: l’importanza di valutare il singolo caso

La pronuncia esaminata dimostra quanto possano essere determinanti, nelle cause per errore medico durante il parto, la corretta interpretazione della documentazione sanitaria, la ricostruzione cronologica degli eventi e l’accertamento medico-legale del nesso causale.

Quando vi è il sospetto che un danno alla madre o al neonato sia derivato da un ritardo nel cesareo, da una mancata diagnosi di sofferenza fetale o da un’altra condotta sanitaria inadeguata, è opportuno sottoporre la documentazione clinica a una valutazione specialistica prima di intraprendere un’azione.

L’assistenza dello Studio Legale Leanza

Lo Studio Legale Leanza presta assistenza nei giudizi in materia di responsabilità medica e sanitaria, affiancando pazienti e familiari nella valutazione e nella richiesta di risarcimento dei danni derivanti da errori medici, omissioni, ritardi diagnostici e trattamenti sanitari inadeguati.

Ogni caso viene esaminato a partire dalla documentazione clinica, con il supporto, quando necessario, di medici specialisti e consulenti medico-legali, al fine di verificare la sussistenza di profili di responsabilità e del nesso causale tra la condotta sanitaria e il danno subito.

Lo Studio cura tutte le fasi della pratica, dalla valutazione preliminare del caso e dall’acquisizione della documentazione sanitaria fino alla richiesta risarcitoria, alla fase stragiudiziale e all’eventuale azione giudiziaria per il risarcimento del danno da colpa medica.

Hai subito un danno e ritieni che possa essere conseguenza di un errore medico o di una prestazione sanitaria non correttamente eseguita? Contatta lo Studio Legale Leanza per sottoporre il tuo caso a una valutazione.

Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative. Ogni vicenda di responsabilità sanitaria presenta caratteristiche proprie e deve essere valutata sulla base della specifica documentazione clinica e medico-legale.

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