Errore nell’intervento alla colonna: paziente risarcita
Un caso di responsabilità medica in ambito neurochirurgico si è concluso con il riconoscimento di un risarcimento di oltre 130.000,00 euro in favore di una paziente che, dopo un intervento di artrodesi della colonna lombare, aveva riportato una lesione neurologica permanente e una grave sintomatologia dolorosa.
La controversia riguardava l’assistenza prestata in occasione di un intervento di artrodesi intersomatica posteriore L4-L5 e L5-S1, eseguito l’11 febbraio 2019. La paziente ha successivamente promosso un procedimento per consulenza tecnica preventiva ai sensi dell’art. 696-bis c.p.c. e dell’art. 8 della legge n. 24/2017.
Il caso evidenzia due aspetti particolarmente importanti della responsabilità sanitaria: la corretta esecuzione tecnica dell’intervento chirurgico e la necessità di intervenire tempestivamente quando gli esami post-operatori evidenziano una possibile complicanza.
Il caso clinico: lombosciatalgia e intervento di artrodesi
La paziente soffriva da alcuni anni di episodi di lombalgia e, successivamente, di una sintomatologia lombosciatalgica caratterizzata anche da difficoltà nella deambulazione.
Dopo diversi trattamenti conservativi, tra cui infiltrazioni e ozonoterapia, nel gennaio 2019 si verificò una riacutizzazione della sintomatologia.
La visita neurochirurgica portò quindi all’indicazione di un intervento di TLIF L4-L5 e L5-S1, successivamente eseguito presso la struttura sanitaria l’11 febbraio 2019.
La complicanza durante l’intervento
Durante l’operazione si verificò una fistolizzazione iatrogena liquorale in corrispondenza della radice di L5, che rese necessaria una riparazione mediante sutura, colla di fibrina e grasso autologo.
Già dal giorno successivo all’intervento comparvero, però, importanti problemi neurologici all’arto inferiore destro.
In particolare, vennero rilevati deficit funzionali a carico dei muscoli deputati al movimento del piede e delle dita, associati ad alterazioni della sensibilità.
Una successiva TC del rachide lombosacrale, eseguita il 18 febbraio 2019, evidenziò inoltre il malposizionamento della cage intersomatica e la presenza della fistola liquorale.
Il malposizionamento della cage L5-S1
Proprio il posizionamento della cage rappresenta uno dei punti centrali della contestazione medico-legale.
La cage intersomatica è un dispositivo utilizzato negli interventi di fusione vertebrale per stabilizzare il tratto della colonna interessato. Un suo posizionamento non corretto può interferire con le strutture nervose circostanti e provocare conseguenze neurologiche.
Secondo la ricostruzione contenuta nel ricorso, il danno radicolare destro a livello di L5 manifestatosi immediatamente dopo l’operazione risultava conseguente a un errato posizionamento della cage L5-S1, documentato dalla TC eseguita pochi giorni dopo l’intervento.
Il mancato intervento chirurgico di revisione
La contestazione non riguardava soltanto ciò che era avvenuto durante l’intervento.
Un secondo profilo assumeva infatti particolare importanza: la gestione della complicanza dopo che il problema era diventato visibile agli esami diagnostici.
Secondo la prospettazione medico-legale della paziente, una volta riscontrato il malposizionamento della cage alla TC, sarebbe stato necessario procedere a un tempestivo intervento chirurgico di revisione, finalizzato alla sua rimozione e al corretto riposizionamento.
I sanitari, invece, non posero indicazione alla revisione chirurgica e la paziente venne affidata alle cure fisioterapiche.
Nel ricorso viene precisato correttamente che non era possibile affermare con certezza che un reintervento avrebbe evitato completamente il danno neurologico, anche perché erano già trascorsi sette giorni dal primo intervento. Tuttavia, secondo i consulenti di parte, sarebbe stato comunque doveroso tentare di rimuovere la causa della lesione e riposizionare correttamente il dispositivo.
Le conseguenze: piede cadente e dolore cronico
Le conseguenze per la paziente furono rilevanti e prolungate nel tempo.
Dopo il secondo intervento per la riparazione della fistola liquorale, fu necessario un lungo percorso riabilitativo.
Gli esami elettromiografici documentarono una radicolopatia L4-L5 destra, con interessamento anche di S1 e neuropatia del nervo peroneo.
Nonostante la riabilitazione, permaneva un deficit della dorsiflessione del piede destro, il cosiddetto “piede cadente”, che rese necessario anche l’utilizzo di un’ortesi.
A distanza di tempo persistevano inoltre problemi sensitivi e una significativa sintomatologia dolorosa.
Dal febbraio 2021 la paziente venne presa in carico dalla Terapia del Dolore, con necessità di trattamento farmacologico e infiltrazioni peridurali.
La lesione neurologica permanente
Secondo la valutazione medico-legale posta alla base del ricorso, il malposizionamento della cage era causalmente collegato alla lesione iatrogena del nervo SPE destro e alle conseguenze neurologiche successive.
Veniva inoltre contestato che la mancata revisione chirurgica avesse eliminato la possibilità di ottenere un recupero, anche solo parziale, della funzione neurologica periferica, contribuendo inoltre alla cronicizzazione del dolore lombare.
Il quadro assumeva quindi particolare rilievo non soltanto per il deficit motorio permanente, ma anche per il dolore cronico, destinato a incidere sulla vita quotidiana e lavorativa della paziente.
Il procedimento davanti al Tribunale di Milano
La paziente, assistita dallo Studio Legale Leanza, ha promosso davanti al Tribunale di Milano un procedimento per consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c., finalizzato all’accertamento della malpractice, del nesso causale e alla quantificazione dei danni.
La consulenza tecnica preventiva riveste un ruolo centrale nelle controversie di responsabilità sanitaria perché permette di sottoporre gli aspetti medici della vicenda alla valutazione tecnica e, al tempo stesso, può consentire alle parti di raggiungere una soluzione conciliativa evitando un successivo giudizio ordinario.
Ed è proprio una soluzione transattiva quella raggiunta nel caso in esame.
Accordo raggiunto: risarcimento di 132.339,45 euro
La controversia si è conclusa con un atto di transazione e quietanza.
In relazione al sinistro riguardante l’intervento di artrodesi L4-L5 e L5-S1 e al procedimento di ATP instaurato davanti al Tribunale di Milano, alla paziente è stata riconosciuta la somma di:
€ 132.339,45
Errore neurochirurgico: quando può esserci responsabilità medica?
Una complicanza verificatasi durante un intervento alla colonna vertebrale non determina automaticamente una responsabilità del medico o della struttura sanitaria.
Occorre ricostruire tecnicamente ciò che è accaduto e verificare, tra gli altri aspetti, se l’intervento sia stato eseguito secondo le corrette regole della pratica specialistica, se eventuali dispositivi siano stati correttamente posizionati e se le complicanze siano state tempestivamente riconosciute e affrontate.
Particolare importanza assume anche la condotta successiva all’intervento.
Quando un esame diagnostico evidenzia una possibile causa del deficit neurologico, deve essere valutato se fossero disponibili interventi correttivi e se la loro tempestiva esecuzione avrebbe potuto evitare o ridurre le conseguenze permanenti.
Per questo motivo, nei casi di sospetto errore neurochirurgico, l’analisi della cartella clinica e degli esami radiologici deve essere affiancata da una valutazione medico-legale e specialistica.
L’assistenza dello Studio Legale Leanza
Lo Studio Legale Leanza assiste pazienti e familiari nelle controversie riguardanti la responsabilità medica e sanitaria, compresi i casi di errore chirurgico e neurochirurgico, lesioni nervose, complicanze post-operatorie e ritardi nell’individuazione o nel trattamento delle complicanze.
L’attività viene svolta attraverso l’esame della documentazione sanitaria e, quando necessario, con il supporto di specialisti e consulenti medico-legali, al fine di verificare la sussistenza di una condotta sanitaria censurabile, il nesso causale e l’entità dei danni risarcibili.
Lo Studio segue la pratica dalla valutazione preliminare fino alla richiesta di risarcimento, alla trattativa stragiudiziale, al procedimento di consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c. e, quando necessario, al successivo giudizio.
Hai riportato un danno dopo un intervento alla colonna vertebrale o un’operazione neurochirurgica? Contatta lo Studio Legale Leanza per sottoporre il caso a una valutazione.
Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative. Ogni caso di responsabilità sanitaria richiede una valutazione specifica della documentazione clinica e medico-legale.

